La farina di Storo, buona e preziosa come l’oro

Farina di Storo

Forse non è un caso se nel nome “Storo” è contenuta la parola “oro”. Perché a Storo, piccolo comune di poco più di 4.500 abitanti nell’estremità sud-occidentale del Trentino, di oro ce n’è eccome. E si chiama farina di Storo!

Storo ridente e vago…

Storo ridente e vago, ha per corona i monti e per confine il lago.

I proverbi hanno la capacità di descrivere i concetti in modo semplice ed efficace. Non fa eccezione questo detto popolare che inquadra la posizione di Storo, stretto tra i contrafforti meridionali del Gruppo dell’Adamello, le Alpi di Ledro e il lago d’Idro. È in questo territorio della bassa Valle del Chiese, a una manciata di chilometri dal confine con la Lombardia, che si coltiva il granoturco Nostrano di Storo, da cui si ottiene una delle migliori farine da polenta in circolazione.

Pannocchie appese a essiccare sulle case di Storo (© Consorzio Turistico Valle del Chiese)

Pannocchie appese a essiccare sulle case di Storo (© Consorzio Turistico Valle del Chiese)

Occhio al Disciplinare!

Il granoturco Nostrano di Storo, dalle caratteristiche pannocchie color rame, appartiene alla varietà “Marani”. È uno dei prodotti agroalimentari tradizionali del Trentino, riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Le pannocchie color rame del granoturno Nostrano di Storo (© Consorzio Turistico Valle del Chiese)

Le pannocchie color rame del granoturno Nostrano di Storo (© Consorzio Turistico Valle del Chiese)

La coltivazione avviene in piccoli appezzamenti di terreno a un’altitudine di 400 metri sul livello del mare, nel pieno rispetto dei cicli della natura e senza alcun tipo di forzatura quantitativa. La semina, ancora oggi effettuata a mano, prevede l’investimento di 5-6 piante per metro quadro. Questo valore garantisce condizioni ottimali per lo sviluppo della coltura: buona aerazione, luminosità e ridotta competizione. La raccolta, anch’essa effettuata manualmente, avviene quando il tasso di umidità contenuta nella granella è inferiore al 32-33%. Nel giro di 24 ore dalla raccolta, la granella viene fatta essiccare per mezzo di aria calda facendo ulteriormente scendere il tasso di umidità al 12-13%. Al termine dell’essiccazione avviene la fase di stoccaggio e conservazione. Solo quando le cariossidi raggiungono un’umidità del 12-15% viene effettuata la sgranatura e la successiva macinatura.

Farina di Storo (© Consorzio Turistico Valle del Chiese)

Farina di Storo (© Consorzio Turistico Valle del Chiese)

Le tecniche di coltivazione e trasformazione del granoturco di Storo sono regolate da un apposito Disciplinare, che ha l’obiettivo di preservare la qualità e la tipicità del prodotto.

La polenta Macafana

Per i trentini, si sa, la polenta è una vera e propria istituzione: classica, carbonera, concia… chi più ne ha più ne metta. Nella Valle del Chiese è diffusa la polenta Macafana, termine dialettale che sta per “ammazza fame”.

Ricetta per 4 persone

Metti 2 litri d’acqua nel paiolo di rame (parol) e portala a ebollizione. Aggiungi sale grosso (10 g) e 250 g di cicoria tenera tagliata finemente. Fai sbollentare per un paio di minuti, poi versa a pioggia 500 g di farina di Storo. Mescola con una frusta fino a che il composto non si addensa.
Cuoci per 30 minuti circa girando la polenta di frequente con l’apposito mestolo di legno (canarola).
Aggiungi 250 g di Spressa delle Giudicarie DOP tenera tagliata a cubetti e prosegui con la cottura per altri 10 minuti.
Versa la polenta ottenuta in una pirofila e spolverizzala con 100 g di Trentingrana DOP grattuggiato e del pepe nero grosso. Cospargi infine con 100 g di burro fuso e della cipolla precedentemente fatta soffriggere nel burro.

Polenta Macafana

Quenelle di polenta Macafana (© Consorzio Turistico Valle del Chiese)

Galleria

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Copyright © Consorzio Turistico Valle del Chiese

 


Foto copertina
Farina di Storo
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